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hypnoticsmiley - la trappola كلمات أغنية

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yo, check the mic, uno_due, situazione standard, sabato sera, luce fioca, il dramma è nell’air. sto sul divano, zero stress, la partita in play, poi arriva lei, sguardo fisso, rompe il mio zen
(verse 1) “amore, dimmi tu… cosa mi metto stasera?” boom. sirena d’allarme, fine della preghiera. armadio aperto, una caverna, vestiti a cataste, migliaia di capi, cartellini e borse incellophanate. lei mi chiede un parere, ma è un test, lo so bene, un quesito a risposta chiusa, rischi di emorragiе cerebrali, man. se dico “quеllo rosso,” è troppo audace, troppo “vecchio.” se dico “quello nero,” “troppo basic,” ho fatto un errore in ogni specchio. mille pensieri in un secondo, un algoritmo impazzito, la risposta giusta non esiste, è un tunnel infinito. arrivo alla conclusione, schietto, senza pietà: qualsiasi cosa tu scelga, sarà quella sbagliata
(chorus) donne, creature di un altro pianeta, galassia lontana, con la mente più smart di un supercomputer, programma anti_uomo in azione. belle, sì, uno spettacolo, ma l’istruzioni, dove stanno? senza di voi è il caos, non so come fate, ma tutto funziona. siamo così diversi, voi il puzzle, noi il blocco di cemento, ma l’intelligenza è al top, e lo dico forte (o stasera non c’è divertimento)
(verse 2) sto per riprendermi, respiro, “qualsiasi cosa ti sta bene, amore.” drinn drinn, suona il campanello, entra l’amica, l’uragano. “ciao tesoro! che bello vederti!” abbracci e baci, via. un saluto di cinque secondi apre una voragine, siamo alla follia. si siedono, parte il discorso_flusso, un linguaggio alieno, terminologie ignote, dettagli e drammi di un mondo sereno. “lui ha detto… lei ha pensato… la sfumatura giusta…” sto per collassare, sembra un dibattito onu per capire come abbinare un colore del make_up. mentre le ascolto, penso: “meno male che sono io, uomo tranquillo.” pochi peli sulla lingua, zero filtri, diretto come un missile. non sento i miei amici per anni, poi ci vediamo, cinque minuti, e l’amicizia è lì, come un savegame, intatta, senza mutamenti
(verse 3) e se l’armadio è un campo minato, c’è un’altra battaglia in atto: il controllo remoto, il sacro oggetto del mio re_lato. fuori fa un freddo cane, metto il clima a ventidue gradi, normale, lei mi guarda, colpo dritto, sguardo glaciale. “ma amore, è un forno! spegni, spegni subito, mi sento male!” io so benissimo che fra venti minuti le torna l’assale. tiro fuori la coperta, mi rassegno, tiro un sospiro, l’ho visto, un tocco furtivo sul termostato mentre mi giro. lei abbassa, io alzo di nascosto, una guerra di posizione, siamo due spie che lottano per un grado di temperatura, che lezione! sì, siete mogli e strateghi, regine del compromesso in ogni battaglia, e ogni volta che vinco, so che è solo una finta per la prossima taglia
(chorus) donne, creature di un altro pianeta, galassia lontana, con la mente più smart di un supercomputer, programma anti_uomo in azione. belle, sì, uno spettacolo, ma l’istruzioni, dove stanno? senza di voi è il caos, non so come fate, ma tutto funziona. siamo così diversi, voi il puzzle, noi il blocco di cemento, ma l’intelligenza è al top, e lo dico forte (o stasera non c’è divertimento)
(bridge) forse è meglio così, la complicazione è il vostro superpotere. il caos organizzato che regge tutto il pianeta intero. noi semplifichiamo, voi rendete l’esistenza un’arte complessa. grazie per il mal di testa, ma anche per la bellezza e la saggezza. ora, se permetti, torno alla partita, prima che sia tardi…
(outro) scegli il rosso! no, aspetta!… … troppo tardi. la trappola è scattata

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